Taustaa - Informazioni generali

Sede centrale

Dante Alighieri-seuran historia juontaa juurensa vuoteen 1889, jolloin Giosuè Carduccin luotsaama intellektuellin ryhmä esitti ajatuksen italian kielen ja kulttuurin vaalimisesta sekä Italiassa että valtion rajojen ulkopuolella. Tämä johti järjestön viralliseen perustamiseen 18. heinäkuuta 1893. Seuran päätavoite on italian kielen ja kulttuurin edistäminen maailman­laajuisesti.

Yhdistyksellä on yli 500 paikallisjärjestöä, joista runsas 400 ulkomailla Afrikassa, Amerikan mantereilla, Euroopassa, Aasiassa ja Oseaniassa. Paikallisosastot järjestävät kielikursseja sekä monipuolisia kulttuuritapahtumia, jotka esittelevät mm italialaista taidetta, musiikkia, elokuvaa, kirjallisuutta, teatteria ja urheilua. Lisäksi Dante Alighieri-seura ylläpitää kouluja ja kirjastoja, julkaisee kirjoja ja muita painotuotteita, järjestää seminaareja, kulttuuriretkiä ja yleisötilaisuuksia sekä jakaa palkintoja ja stipendejä.

Mutta ennen kaikkea Roomassa historiallisessa Palazzo Firenzessä sijaitseva pääorganisaatio pyrkii tuomaan esille italialaisen kulttuurin runsaan ja monipuolisen kirjon rikkaan kielellisen perinteen rinnalla.

Storia

Luigi G. de Anna


Dall'Arno all'Aura. Storia dei rapporti tra Firenze e Turku

Quando, nel giugno del 1992, fu firmato l'accordo di gemellaggio tra le città di Turku e di Firenze, molti si chiesero che cosa potessero avere in comune queste due città, a parte l'essere attraversate da un fiume, dall'essere state capitali del proprio paese e dall'avere un giglio nel proprio stemma. Se guardiamo alla storia delle due città troviamo però sufficienti documentazioni per confermare che il patto di gemellaggio non è soltanto un pezzo di carta, o una delle tante iniziative di tipo turistico.

Per parlare di questi rapporti tra Turku e Firenze dovrò partire da lontano, dal medioevo. Presso la biblioteca Laurenziana di Firenze è conservato un manoscritto, chiamato per questo motivo "Documento fiorentino", che risale all'epoca di papa Callisto II (ca 1120), scritto in latino probabilmente da un membro della curia romana, nel quale troviamo, per la prima volta al di fuori della Scandinavia, la menzione di VarsinaisSuomi, indicata come un'isola appartenente al regno di Svezia. Tra i nomina insularum de regno Sueorum viene indicata anche la Findia, della quale però non si dice altro che il nome. Il documento è importante perché potrebbe indicare che la presenza cristiana nella Finlandia sudoccidentale dovrebbe essere fatta risalire a un periodo precedente alla cosiddetta prima crociata.

Nel medioevo Turku rappresentava il centro amministrativo più importante della Finlandia cristiana. Fu soprattutto il vescovo a tenere i contatti con il mondo esterno, e quindi anche con l'Italia, cioè con il centro dell'organizzazione cristiana. Roma svolge di conseguenza un ruolo molto importante nella vita culturale e politica della Finlandia. Anche sul piano economico l'Italia rappresenta del resto un punto di riferimento rilevante. Una parte delle tasse ecclesiastiche pagate dalla diocesi di Turku veniva infatti versata, tramite Uppsala, al pontefice, e cioè a Roma o ad Avignone in Francia, dove la curia pontificia ebbe sede tra il 1307 e il 1378. Le tasse venivano versate in parte in denaro contante e in parte in beni naturali, come pellicce, salmoni salati e affumicati e altri prodotti dell'economia locale. Successe così che spesso i vescovi e i cardinali della corte pontificia si ripararono dal freddo con pellicce di provenienza finlandese e si deliziarono a tavola con i salmoni dell'Aura e dell'arcipelago di Turku. Naturalmente il problema che ci interessa qui è di sapere come arrivassero a Roma o Avignone questi prodotti, insieme ai denari raccolti dal vescovo di Turku. Dal Trecento fino alla Riforma, del trasferimento di merci e denari si occupavano principalmente i mercanti e i banchieri fiorentini, insieme ad altri rappresentanti di istituti finanziari toscani. Questo aspetto della storia economica del medioevo nordico è stato poco studiato; in ogni caso dobbiamo però precisare che i fiorentini non venivano personalmente a Turku, dove non avevano né rappresentanti diretti, né filiali. Essi si servivano di subagenti che portavano merci e denari prima a Stoccolma o a Uppsala, dal cui arcivescovato dipendeva la Chiesa di Turku, e poi nelle città della Hansa tedesca o a Bruges, nelle Fiandre. Qui i mercatores e i banchieri fiorentini avevano i propri uffici e le proprie case. I contatti tra fiorentini (e senesi) con la Scan-dinavia erano iniziati già nel 1282. Agli inizi, di questa attività finanziaria si occuparono i Riccardi, gli Spini e gli Alfani, tutte importanti famiglie di Firenze. Una testimonianza di questi contatti è fonita da un documento del 1285 in cui si citano i rappresentanti della banca Mozzi-Spini e degli Alfani, i quali si erano spinti di persona fino in Norvegia; nel 1290 però alcuni fiorentini, che stavano tornando dalla Norvegia e trasportavano i denari destinati al camerario pontificio, vennero attaccati dai pirati norvegesi e alcuni di loro furono uccisi. In conseguenza di ciò, i contatti basati sulla visita personale nei paesi della Scandinavia cessarono, e si preferì il sistema più sicuro del trasferimento curato da intermediari.

Nel Trecento, le decime fornite da Turku passavano soprattutto per le mani degli Alberti di Bruges. In questa città esisteva infatti una filiale della importante banca fiorentina; costoro sono spesso citati nei documenti latini conservati nell'Archivio vaticano come mercatores de Florentia. Ad esempio un documento del 1364 (riportato in Finlands Medeltids Urkunder) ci informa che la cosiddetta tassa di Roma raccolta dal vescovo di Turku, Hemming era appunto stata versata alla curia tramite questa banca.

Attorno alla metà del XV secolo sono invece i Medici a gestire la parte più importante di questa attività finanziaria. I documenti che sono stati raccolti soprattutto da Hausen in Finlands Medeltids Urkunder riportano spesso i nomi di rappresentanti della banca Medici. Le somme, si parla sempre di fiorini aurei, il che vuol dire che i denari e le merci fornite da Turku venivano convertiti nella moneta fiorentina, non erano però molto grandi, se paragonate a quanto versavano gli altri vescovati scandinavi, segno che la diocesi di Turku era tra le meno ricche della Scandinavia. Talvolta i vescovi dichiarano candidamente ai banchieri o ai legati pontifici che, a causa di vari problemi, guerra, carestia, invasione dei Russi, non potevano versare quanto dovuto. D'altra parte i legati del papa, si trattava principalmente di prelati italiani e francesi, non venivano volentieri a Turku per controllare come stavano realmente le cose, anzi, come leggiamo in alcune lettere che sono state conservate, chiedono al papa di essere dispensati dal compiere il viaggio da Stoccolma a Turku a causa del gelo e del ghiaccio che rende pericolosa la navigazione e di altri più generici pericoli (forse si deve intendere qui i pirati). Anche per questi motivi dobbiamo ritenere che quegli ecclesiastici italiani ai quali il papa concesse una dignità nella parrocchia di Turku (si veda ad esempio il documento dell'11 novembre 1517 riguardante il prete romano Johannes Matheus Digibertus, citato in Finlands Medeltids Urkunder), non vennero mai di persona a Turku a riscuotere i proventi del loro ufficio. Alcuni di questi documenti sono interessanti e, involontariamente, umoristici; infatti, poiché si usava in essi una formula fissa, valida per tutti i paesi della cristianità, ai preti italiani o francesi si concedevano a Turku o nelle sue vicinanze case e terre con tutte le loro "vigne ed oliveti". Se qualche italiano mai venne a Turku per visitare i propri possedimenti, restò certamente deluso dalla mancanza di olio e di vino locale.

Negli anni immediatamente precedenti la Riforma, il posto dei Medici, dei Bardi, degli Spinelli, i banchieri che nel XV secolo avevano controllato gli scambi con la Finlandia, venne preso dai Függer di Augusta. La Riforma di Mikael Agricola interruppe definitivamente i rapporti con Roma e quindi anche questo contatto di tipo commerciale cessò. Le donne ricche italiane e francesi restarono senza le pellicce finlandesi e i loro mariti non poterono più gustare alla loro tavola il salmone dell'Aura. In compenso i Turkuensi smisero di pagare le tasse a Roma, e cominciarono a pagarle, in misura molto maggiore, al re di Svezia. Forse sarebbe stato meglio per fiorentini e turkuensi se fossero restati amici.

Anche se indirettamente, alla famiglia Medici è legato un altro ricordo "finlandese". Qui si tratta di leggenda, e come una leggenda ve la racconto.

Nel 1478 alcuni rappresentanti di nobili famiglie fiorentine, contrarie a quella che ritenevano essere la tirannia dei Medici, organizzano una congiura. I capi di essa appartenevano alla famiglia de' Pazzi, da qui appunto il nome di "congiura dei Pazzi" che le è stato dato. Il piano era di assassinare Lorenzo e Giuliano dei Medici durante la messa in S. Maria del Fiore. L'attentato ebbe successo solo in parte. Giuliano fu ucciso, ma Lorenzo riuscì a salvarsi. Terribile fu la vendetta dei Medici. Per giorni e giorni dalle mura di Palazzo Vecchio penzolarono i corpi dei Pazzi e dei loro alleati, uccisi o giustiziati. Eccetto uno, che riuscì a fuggire, forse grazie al fatto di essere sposato con una donna di casa Medici. Costui poté allontanarsi da Firenze e, narra appunto una leggenda di cui però non abbiamo conferma sul piano storiografico, trovò rifugio nella Germania settentrionale, da dove poi passò in Danimarca. Da qui uno dei discendenti, il nome era stato cambiato in Pacius, giunse sino in Finlandia. Il noto musicista Friedrich Pacius (1809-1891), che compose nel 1848 la musica di Maamme, quello che poi diventerà l'inno nazionale finlandese, sarebbe dunque un discendente di questo ramo "nordico" dei Pazzi.

La Riforma e la Controriforma per molto tempo contribuirono ad impedire i viaggi tra Nord e Sud; cattolici e protestanti rischiavano addirittura la vita ad avventurarsi nei territori controllati da governanti di fede avversa. Solo nella seconda metà del Seicento la situazione cominciò a migliorare. Non è dunque un caso se il conte fiorentino Lorenzo Magalotti (1637-1712) soggiornò nel 1674 a Stoccolma, compiendo, ma non è del tutto sicuro, una visita a Turku nel settembre dello stesso anno. Magalotti era un intellettuale ben noto in Italia, ed aveva notevoli interessi di carattere linguistico. Nella sua Relazione di viaggio racconta che nella biblioteca dell'Accademia di Turku (fondata nel 1640 dalla regina Cristina di Svezia) si trovavano alcune opere del suo concittadino Francesco Redi, medico e scienziato naturalista. A Turku dunque, egli racconta in una lettera all'amico, le sue opere in italiano erano ben note, tanto che gli studenti se ne servivano nella traduzione latina fatta, probabilmente, da Elias Tillandz, professore di quella università.

Magalotti si informò a Stoccolma anche sulla lingua svedese e probabilmente anche su quella finnica, che nella Firenze medicea diventerà oggetto di particolare curiosità. Infatti, nel 1668 Cosimo de' Medici (1639-1723), non ancora granduca, visitò Amburgo, dove incontrò un dotto tedesco, Martin Fogel (1634-1675), al quale chiese informazioni, tra le altre cose, sulla lingua finlandese. E' difficile dire perché Cosimo provasse questa curiosità, ma è probabile che si trattasse, appunto, di pura e semplice curiosità, che egli del resto nutriva anche nei confronti di altre lingue europee poco conosciute, come il lituano e l'islandese. Fogel gli promise di mandargli del materiale per studiare il finlandese; infatti nel 1669 a Cosimo venne recapitato un manoscritto di grande interesse, compilato dallo stesso Fogel. Si trattava di un sintetico dizionario latino-finnico, cui erano unite delle notizie (Observationes) sulle caratteristiche grammaticali della lingua finlandese.

Il Nomenclator Latino-Finnicus (così lo chiamò Fogel) consta di quattro parti: 1) la Dedica a Cosimo 2) le De finnicae linguae indole observationes, che trattano della struttura grammaticale del finnico 3) il nomenclator (un dizionarietto di 3000 parole con la traduzione latina) 4) il Pater noster in finnico. L'importanza di questo documento, sotto il profilo linguistico, è notevole, infatti per primo in Europa Fogel avanzò l'ipotesi che il finnico, l'ungherese e il lappone appartenevano alla stessa famiglia linguistica. Come fonte del Nomenclator Fogler aveva con tutta probabilità fatto uso del vocabolario Variarum rerum vocabula, la cui seconda edizione era uscita nel 1668 (la prima era stata edita a Stoccolma nel 1644). Così Fogel incoraggiava Cosimo nel suo studio della lingua finlandese: *Il finlandese è una delle lingue più facili d'Europa, e l'esperienza insegna che i francesi e gli italiani la possono apprendere a parlare con facilità. Affermazione, a nostro modesto parere, per lo meno un po' azzardata.

Morto Fogel, il nuovo rappresentante della Toscana ad Amburgo, Theodor Kerkring, inviò nel 1685 a Cosimo una Bibbia in finlandese e un dizionario, probabilmente quello di Henrik Florinuksen, Nomenclatura Rerum brevissima Latino-Sveco-Finnonica (Turku 1678, 2. ediz. 1683). Col passare degli anni l'interesse di Cosimo, che nel frattempo era diventato granduca, non era dunque diminuito, al contrario. Egli chiese infatti anche un insegnante che potesse aiutarlo nello studio del finnico. Kerkring fa riferimento in una sua lettera inviata alla cancelleria del granduca a una ragazza finlandese che svolgeva presso di lui le funzioni di servitrice. Ma questa ragazza non andò mai a Firenze. Ci andò invece un uomo, il cui nome non conosciamo, al quale Kerkring aveva affidato la Bibbia finlandese cui avevo in precedenza accennato. Secondo uno storico fiorentino, questo insegnante finlandese, certamente di Turku, visto che era la città "dotta" della Finlandia del tempo, poco dopo essere arrivato a Firenze, semplicemente "diventò pazzo". Perché e che cosa lo fece diventare pazzo non sappiamo. I medici fiorentini fecero di tutto per guarirlo, ricorrendo ai mezzi offerti dalla medicina dell'epoca, cioè, come dicono i documenti, applicandogli le sanguisughe. Così finì il primo scambio uffi-ciale tra la città di Turku e quella di Firenze.

I contatti tra Firenze e la Svezia però continuarono, e quindi qualcosa di Turku si poté certamente sapere tramite questa via. Un appartenente alla nobile famiglia degli Strozzi fu a Stoccolma amico di Cristina di Svezia, che lo nominò cavaliere dell'ordine dell'Amarante, un ordine cavalleresco fondato dalla stessa regina, di cui facevano parte solo 15 cavalieri e altrettante dame. Ugual-mente, uno svedese nel 1696 diviene segretario di Cosimo III.

I buoni rapporti tra Turku e il granducato di Toscana continuarono per lo meno in campo economico. A partire dalla prima metà del Settecento infatti Turku comincia a commerciare con i porti del Mediterraneo. Le navi di Turku (e delle Åland) portavano a Cagliari, Genova e Livorno, (questo era diventato il più importante porto della Toscana) soprattutto barre di ferro, legname, catrame e pesce (la parola toscana "salacca" o "saracca" che indica un tipo di aringa sarà forse stata importata da Turku?). Dall'Italia le navi che tornavano a Turku (alcune erano invece vendute insieme al carico) riportavano soprattutto sale, ma anche tabacco e vino, destinati ai "vizi" della borghesia turkuense. Questo commercio continuò per tutto il periodo russo e anche dopo. Non sappiamo però con esattezza quando Livorno cessò di importare da Turku quelle "uova di formica" cui si fa riferimento in una vecchia pubblicazione italiana che tratta del commercio italo-finlandese.

Oltre alle merci, queste navi trasportavano anche passeggeri; esisteva infatti una linea che da Napoli, attraverso Livorno, portava in Finlandia. Su una di queste navi, il brigantino Elisabetta, viaggiò nel 1783 l'artista inglese Thomas Jones, che dopo lunghe settimane di pericoli, dovuti soprattutto, a quanto egli scrive, alla imperizia del capitano finlandese, si chiamava Johan Israel Wij-kar, giunge finalmente alla foce dell'Aura.

Molti più numerosi erano però quelli che seguivano l'itinerario inverso. Già nel medioevo, anche se in misura minore di quanto di solito asserito, i turkuensi si erano recati in Italia. La loro meta era soprattutto Roma, dove andavano a completare i propri studi, necessari per fare carriera ecclesiastica, ma qualcuno, strada facendo, si fermò anche a Firenze. Alla fine del Settecento inizia anche per i finlandesi la moda del viaggio all'estero. Sono soprattutto gli artisti a sentire il bisogno di recarsi presso le fonti della grande arte europea. Firenze diviene quindi una meta obbligata. Tra i primi a prendere la via dell'Italia è però, per strano che possa sembrare, un italiano. Si tratta di Charles Bassi, che da giovane si era trasferito con la famiglia in Svezia, ma che diventerà in seguito "turkuense" di adozione. Tra il 1792 e il 1798 egli studiò a Roma e ebbe occasione di visitare anche Firenze. Un altro legame tra l'Italia e la Finlandia che passa attraverso la famiglia Bassi è quello che unì il conte Adolph Fredrick Munck alla sorella di Charles, Giovanna. Giovanna (una brava ballerina di Stoccolma) era diventata l'amante del conte, che seguì in Italia quando questi fu costretto, nel 1792, a lasciare la Svezia, in conseguenza di uno scandalo finanziario. Ella se ne ritornò però l'anno dopo in Svezia, dove si sposò con un mercante di origine tedesca. Da parte sua Munck continuò a vivere in Italia; il duca di Parma gli aveva riconosciuto il suo titolo di conte. Comprò una villa nella campagna toscana, vicino Massa Carrara. Qui morì, era divenuto quasi povero, nel 1831.

Un altro nobile finlandese che ebbe occasione di visitare la Toscana è Gustaf Mauritz Armfelt (1757-1814). Nel 1783 egli aveva accompagnato il re di Svezia Gustavo III nel suo viaggio in Italia. Il motivo ufficiale del viaggio era quello di far curare il re di Svezia presso i bagni di S. Giuliano, vicino Pisa. A Pisa, Gustavo (che viaggiava in incognito sotto il nome di conte di Haga) e Armfelt incontrarono il granduca di Toscana Leopoldo, della famiglia dei Lorena (i Medici si erano estinti nel 1737). Visitarono poi Livorno, dove giungevano ogni anno 50 navi svedesi, tra le quali, come abbiamo visto, alcune erano finlandesi. A Firenze incontrano nuovamente il granduca Leopoldo e suo fratello Giuseppe II, imperatore d'Austria, in visita nella città. Gustavo e Armfelt visitarono accuratamente la città, dove si trattennero per quasi un mese. Tra l'altro il granduca di Toscana mostrò loro la Galleria degli Uffizi che l'ultimo dei Medici, Giangastone, aveva donato alla città e che era a quell'epoca l'unica raccolta di opere d'arte in Europa ad essere aperta normalmente al pubblico. Armfelt fu dunque probabilmente il primo finlandese a visitare gli Uffizi.

Il diario della visita è stato scritto dal segretario del re, Gudmund Adlerbeth, ma anche Armfelt ha lasciato un'interessante descrizione del viaggio fatto da Firenze a Roma. A Roma il re di Svezia visitò tutto il possibile, ma evidentemente facendo economie. I romani, abituati a un altro concetto di regalità (e quindi a mance più generose) presto cominciarono a satireggiare sul conto di questo turista venuto dal Nord, tanto che divenne popolare un epigrammma che diceva

Il conte di Haga
tutto vede e poco paga


Dopo la morte di Gustavo, Armfelt entrò in conflitto con il governo del reggente, che nel 1793 lo nominò ambasciatore di Svezia a Napoli, da dove iniziò la sua attività tendente, con l'appoggio della Russia, a cambiare la situazione politica a Stoccolma. A Napoli egli dovette addirittura nascondersi perché il governo capeggiato da Reuterholm aveva mandato una nave per catturarlo. Non avendolo trovato, gli Svedesi incaricarono alcuni sicari napoletani di ucciderlo, o almeno così si credette. L'opinione pubblica non solo napoletana, ma anche toscana (abbiamo alcune lettere sul "caso" Armfelt conservate negli archivi fiorentini, il che dimostra l'interesse del granduca per le sorti del suo antico ospite) seguì con passione quasi "sportiva" le varie fasi di questa caccia all'uomo organizzata dagli Svedesi nel regno di Napoli. Il finlandese fu però più furbo dei suoi inseguitori e salvò la pelle, grazie soprattutto alla simpatia che nutriva nei suoi confronti la regina di Napoli, Maria Carolina.

Nel 1794, dopo che il consiglio di reggenza lo aveva condannato a morte, Armfelt si rifugiò in Russia presso lo zar, che nel 1812 lo nominò conte. Il rapporto che unisce Turku a Firenze tramite Armfelt è in ogni caso occasionale, infatti il conte è stato addirittura considerato come un "nemico" dai turkuensi, in quanto fu in parte per suo consiglio che lo zar decise di trasferire la capitale a Helsinki. Armfelt, da parte sua, provava una profonda avversione per Turku, che a suo parere era *un villaggio miserabile nido di insoddisfazione e di invidia, dove l'atmosfera era avvelenata e dove regnava il peggior spiri-to di colaborazione del mondo. Naturalmente, per comp-rendere il perché di queste parole, dobbiamo tenere conto che alla loro origine sta il contrasto che divide la filo-russa Helsinki dalla filo-svedese Turku e non è da escludersi che l'antipatia provata da Armfelt per i Turkuensi risentisse proprio dei suoi contrasti che lo avevano opposto agli Svedesi e del ricordo dell'episodio di Napoli.

Gli artisti di Turku seguirono l'esempio di Bassi. Non sarà necessario menzionarli tutti, dato che l'eccezione è semmai rappresentata da chi a Firenze non ci andò mai. In realtà quasi tutti i rappresentanti della vita culturale di Turku nel periodo russo compirono il Grand tour che li portava immancabilmente a Firenze e, naturalmente, a Roma. Ricorderemo solo uno dei primi, Alexander Lauréus (1783-1823), che nel 1820 ci ha lasciato il ricordo del suo viaggio in alcune lettere e nei diari, nei quali si descrive anche Firenze. Nella pittura finlandese si fanno sempre più frequenti i temi toscani: i paesaggi in cui compaiono dolci colline e tristi cipressi sono un po' il "marchio" del viaggio in Italia di questa generazione di pittori che, al monumentalismo e al folclore romano, preferisce la serietà fiorentina. Naturalmente tramite loro, giungeva a Turku una marcata influenza toscana, che, negli anni tra la fine dell'Ottocento e i primi anni dell'indipendenza, si trasformerà in palazzi e motivi di tipo fiorentino, si veda ad esempio il palazzo della banca di Finlandia in Eerikin-katu, copia di un tipico palazzo rinascimentale fiorentino.

Seppure non fosse così grande come quella di Roma, anche a Firenze si costituì una comunità finlandese. Agli inizi del Novecento, la casa di Juhani Aho a Firenze divenne il centro di incontro degli intellettuali e artisti finlandesi di passaggio. Pochissimo si trattenne invece Eino Leino, il quale, di ritorno da Roma, trovò la città talmente gelida a causa della neve da consigliargli di allontanarsene al più presto possibile. Qui costoro incontrarono Domenico Comparetti (1835-1927) e Paolo Emilio Pavolini (1864-1941). Il primo è stato un grande studioso di lingue e di letterature, che si era occupato anche del Kalevala, su cui ha scritto un libro ancora oggi molto importante, pubblicato nel 1891. Paolo Emilio Pavolini tradusse il Kalevala in italiano; è stato il maggiore finno-ugrista italiano, e di conseguenza, a partire dal 1904, ha visitato più volte la Finlandia. In modo particolare amava fermarsi a Turku, dove ha tenuto anche alcuni corsi di italiano all'università. Quando si trovava a Turku, a partire dal 1927, Pavolini frequentava la casa del poeta V.A. Koskenniemi, grande amico dell'Italia, dove si riunivano intellettuali e scrittori, sia finlandesi che stranieri.

Non sempre però il ricordo di questi viaggiatori, veri ambasciatori di amicizia, si è conservato. Alcuni anni fa un fiorentino che moltissimo ha fatto nel dopoguerra per le relazioni tra le nostre due città, Ugolino Ugolini, mi scrisse per indicarmi che in piazza Donatello a Firenze, nel cosiddetto cimitero degli Inglesi (il cimitero cioè dove venivano sepolti gli stranieri non-cattolici) si trovava una tomba dimenticata. A poca distanza dalla tomba della poetessa Elisabeth Barrett Browing, si trova quella di un finlandese. Si tratta del barone August Mannerheim, figlio minore del conte Carl Mannerheim, nato a Louhisaari nel 1805 e morto appunto a Firenze nel 1876. L'iscrizione, in francese, sulla pietra tombale è ancora leggibile, seppure a fatica. Il barone Mannerheim, artista lui stesso, era a Firenze ospite del principe Demi-doff, grande mecenate dell'arte che viveva a Firenze; alcuni suoi parenti vivevano anche a Turku e quindi August Mannerheim ricevette probabilmente da loro lo stimolo ad andare a visitare il principe. Mannerheim, colpito da improvvisa malattia, morì nella villa dei Demi-doff nel marzo del 1876. La tomba in marmo bianco, alta circa due metri, con due angeli che leggono un papiro, non è in buone condizioni e avrebbe bisogno di cure. Purtroppo è stata completamente dimenticata e nessuno più ne ricordava l'esistenza prima che Ugolino Ugolini ne parlasse in un intervista comparsa il 6 settembre del 1986 su Extra di Turun Sanomat. Ora che Turku e Firenze sono legate da un patto di amicizia, una iniziativa come quella di restaurare la tomba di Mannerheim sarebbe opportuna. La proposi alla Riddarhus, l'associazione dei nobili finlandesi, ma senza successo.

Ho menzionato il patto di amicizia tra le nostre due città. Purtroppo esso non è stato praticamente attivato, anzi sembra essere restato lettera morta e quando, un paio di anni fa le autorità di Turku invitarono i colleghi fiorentini, questi neppure risposero. C'è stato qualche viaggio dei rappresentanti di Turku a Firenze; all'allora sindaco di Turku, non si sa bene per quali motivi specifici, fu attribuito un premio per la diffusione della cultura italiana all'estero. Altro non è successo; ma si sa, questi sono tempi difficili per le finanze cittadine. Se Turku diventerà, come speriamo, città capitale della cultura europea nel 2011 le due città torneranno a stringere proficui rapporti. Dopo tutto Aura è una bella parola del lessico danteso e Arno è un nome di persona finlandese.